L’ARCA DI NOHA E IL DILUVIO UNIVERSALE NELLE TRADIZIONI DEL MONDO ANTICO

Il racconto dell’arca di Noha, con conseguente diluvio universale, deriva da delle cronache, o se si preferisce da una serie di “miti” di gran lunga antecedenti alla Torah Ebraica stessa. Se ne narra sia nel Poema di Atraḫasis Paleobabilonese, che in alcuni poemi sumeri datati intorno al XVI secolo a.C, e tradotti col nome di “Enki e Ninḫursaĝa”.
La cosiddetta “Arca”, viene descritta dai suddetti poemi (ma sopratutto nella tradizione talmudica degli ebrei) come una enorme banca “dati” galleggiante che servì a conservare i SEMI di tutte le specie viventi animali che abitarono la terra prima del diluvio.
Nel poema di Atrahasis, e nel racconto di Enki e Ninḫursaĝa, il ruolo del Noha biblico, viene “ricoperto” da Utanapištim/Ziusudra “colui che ha trovato la vita” uomo dalle caratteristiche sensazionali che fu preparato ed aiutato dal “Dio” Enki, che si oppose fermamente al concilio degli Anunna, in quanto avevano segretamente “complottato”, per lo sterminio dell’intero genere umano, avvalendosi di un’imminente dissesto che si sarebbe palesato su scala planetaria, dissesto che venne chiamato nei testi di tutta l’antichità col nome di “diluvio”.
Questo evento che venne ricordato e tramandato nei millenni sia per iscritto che per via orale dagli antichi popoli di tutto il mondo, viene spesso rifiutato dall’uomo moderno, che pensa di credere nella scienza, e che ha costruito attraverso di essa miti meno nobili e sopratutto meno veritieri (vedasi le varie ipotesi filosofiche ottocentesche senza prova alcuna, come il darwinismo o la teoria dell’attualismo).
In realtà l’evento del diluvio biblico, trova innumerevoli riscontri nella registrazione stratigrafica geologica e paleontologica, in un evento di immane portata registrato intorno al 9.600 a.C, e chiamato “Wurm”…
Anche la tradizione ebraica, attraverso lo studio del Talmud, attribuisce la causa di questo disastroso evento alla caduta di ben due meteoriti che impattarono in antichità sul globo terrestre, e che innescarono quello che viene considerato l’ultimo grande evento di estinzione su scala globale, ossia l’ultima grande era glaciale…
Curiosamente anche la data riferita da Platone nel suo Timeo per la fine di Atlantide, è “casualmente” la stessa (secondo la geologia) della fine dell’ultima glaciazione, così come è la stessa (secondo la paleontologia) dell’ultima estinzione di massa della storia (quando si estinsero la tigre dai denti a sciabola, il toxodonte, e dalle americhe scomparvero cavalli, elefanti, e camelidi) per non parlare del fatto che questo fatidico 9.600 a.C. risulta essere pure la data approssimativa in cui compaiono (o ricompaiono?) le prime civiltà che si dedicano alla coltivazione dei cereali, contemporaneamente ed in posti situati l’uno agli antipodi dell’altro nel mondo.

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